Zero – recensione

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Siamo sempre più multietnici, specie nelle grandi città e in certi quartieri. Quindi pare sacrosanta l’iniziativa di scrivere una serie TV che abbia i protagonisti in proporzioni inverse rispetto al solito: non tutti bianchi con qualche amico o amore di colore, ma il contrario.

La storia di Zero è scritta da Antonio Dikele Distefano, autore del libro Non ho mai avuto la mia età, mentre per la sceneggiatura sono stati chiamati Massimo Vavassori e Menotti (Lo chiamavo Jeeg Robot). Siamo a Milano, in un quartiere periferico chiamato Barrio (che in realtà è un centro sociale molto attivo per quanto riguarda l’aggregazione giovanile, all’interno della Barona, quartiere a sud/ovest di Milano portato alla notorietà dal rapper Marracash).

Il protagonista è un ragazzo bello e per bene, italiano, anzi milanese di prima generazione (afroitaliano si dice), così come lo saranno tutti gli altri personaggi, ragazzi nati e vissuti qui. Omar per campare consegna pizze per un negozietto del quartiere e per passione disegna fumetti. Si sente uno zero, perché nessuno sembra vederlo veramente, etichettato immediatamente in base a stereotipi banali.

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