WoW: The Burning Crusade Classic e la persistenza della memoria – editoriale

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Ogni giocatore di World of Warcraft ha memorie, emozioni ed eventi che hanno lasciato un segno indelebile. Il primo dungeon, la prima cavalcatura, il primo oggetto epico o la sconfitta di un boss incredibilmente potente. Gioielli preziosi in una corona che ognuno indossa con orgoglio, vantandosi, a ragione, con un “io c’ero”.

Quando Blizzard rilanciò nell’estate del 2019 i server per giocare alla versione Classic, il successo cavalcò l’onda della nostalgia. Per molti fu un ritorno alle origini, per altri fu la scoperta di un gioco che ha visto parecchie primavere ed evoluzioni (e a volte involuzioni).

Server pieni, un’euforia che era palpabile e la popolarità di WoW riportata a galla con i giocatori ad osannare una scelta completamente azzeccata da parte di Blizzard, nonostante la famosa frase di J. A. Brack di qualche Blizzcon fa: “pensate di volerlo ma non è vero”.

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