Subnautica: Below Zero – recensione

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Tanto apprezzato dai neofiti quanto dai più famelici giocatori in cerca di una sfida degna di nota, il survival è un genere particolare e impegnativo, sempre pronto a offrire titoli interessanti ma anche molto simili tra loro.

Subnautica: Below Zero, sviluppato dagli Unknown Worlds, è il diretto prosieguo del nostro primo sfortunato approdo su 4546B, un pianeta alieno completamente ricoperto d’acqua e dominato da fauna e flora sconosciuti. Subito dopo un atterraggio di fortuna e la distruzione della nostra base sulla terraferma a causa di una valanga, anche stavolta ci ritroviamo alla deriva in una capsula di salvataggio immersa nell’oceano. A differenza però del predecessore, siamo in una nuova area, vicina al polo più estremo del pianeta alieno, in cui è meglio indossare una tuta pesante così da non morire assiderati a causa delle basse temperature della nuova location, disseminata di iceberg e isole di ghiaccio.

In questa nuova avventura impersoniamo i panni di Robin Ayou, una scienziata giunta su 4546B per ritrovare la sorella Sam, scomparsa dopo una serie di sfortunati eventi che hanno colpito gli insediamenti nelle calotte glaciali, sabotati e distrutti dagli stessi esperti di robotica dell’Alterra morti in circostanze misteriose.

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