Red Solstice 2: Survivors – recensione

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Dentro un avamposto abbandonato, circondato da una violenta tempesta di sabbia, si sveglia l’Esecutore. È un soldato cibernetico, una sorta di prescelto con armatura pesante e casco alla Master Chief. Orde di alieni zombie gli si parano innanzi ma con prontezza innaturale, col solo aiuto di un mitragliatore, li sgomina fino al cannone satellitare Solar. Sul monitor, sotto il suo sguardo severo, appare Tharsis: la colonia marziana vista in The Red Solstice e ormai conquistata da una biomassa virus.

L’Esecutore non ha altra scelta che adempiere al suo dovere: eseguire, condannare. Attiva Solar e dà il via alla liberazione di Marte. Come avrete già capito, The Red Solstice 2 è pura fantascienza militare, alla Gears of War o Halo. La grafica dettagliata, ma in visuale isometrica, trasporta questo TPS in un genere tutto suo: più tattico di quanto possa sembrare a un primo sguardo, eppure distante dalle dinamiche di uno strategico in tempo reale.

Avrete pochi istanti per piazzare mine, raccogliere esplosivi e cure, potenziare le abilità della vostra classe e dare man forte alla vostra squadra, magari trovando le barricate migliori nei dintorni. Dovrete, costantemente, raccogliere munizioni e prepararvi ad affrontare mostri sempre più colossali. In altre parole, quel Survivors nel titolo non è lì per scherzo: c’è una forte componente survivalistica che rappresenta il cuore delle missioni, almeno giocando a difficoltà più elevate.

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