Death’s Door – recensione

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“Capolinea!” Due zampettate e il bus è solo una macchiolina all’orizzonte. La solita cabina telefonica guasta a destra, il solito corvaccio barbone sulla sinistra. “La vita è troppo breve per viverla da Mietitore” farfuglia con in testa una rivista di chissà quanti mesi fa e con un odorino da becchime avariato di contorno. Vita breve…lo sanno tutti che i corvi mietitori come noi hanno una vita eterna e non invecchiano. Certo, questo a meno di non fare come si deve il proprio lavoro e di rimanere con un’anima fuggiasca oltre quello che dovrebbe essere il suo tempo. Beh quello sarebbe un bel guaio ma non capiterà di certo a noi, no?

Il duo che ci ha regalato quella piccola gemma generatrice di bestemmie conosciuta con il nome di Titan Souls (un gioco fatto interamente di boss capaci di ucciderci con un solo colpo e da affrontare semplicemente con arco e UNA freccia) è tornato e lo fa in una veste sotto molti aspetti decisamente diversa. A sostenerli ancora una volta la geniale follia di Devolver Digital e il suo fiuto per lo stile, la qualità e l’originalità. Il team di Acid Nerve è cambiato e cresciuto e dopo la nostra prova di alcune settimane fa è un piacere tornare nell’universo di Death’s Door.

Nel mondo di Death’s Door i corvi sono a tutti gli effetti dei mietitori che hanno il compito di recuperare le anime di quelle creature che hanno raggiunto la fine dei loro giorni tra i comuni mortali. Quando l’ora scocca, dall’ufficio dei corvi si apre una porta soprannaturale che invia il mietitore di turno verso il proprio incarico. Il corvo va, recupera l’anima con le buone o le cattive, torna in ufficio e riparte la routine con tutta la burocrazia e le peculiarità dei più classici dei mestieri.

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